Alla 7ª settimana di gravidanza l'embrione misura circa 7–10 mm — la dimensione di un mirtillo — e ogni giorno porta cambiamenti visibili. Si stanno formando i primi tratti del viso, i germogli delle braccia e delle gambe si allungano, e il battito cardiaco è ormai stabile e ben visibile all'ecografia transvaginale. Per molte donne questa è anche la settimana in cui nausea e stanchezza raggiungono la massima intensità.
La 7ª settimana segue la 6ª settimana del primo battito cardiaco e appartiene al primo trimestre. Nella 8ª settimana si tiene spesso la prima visita ostetrica ufficiale con ecografia e la consegna del libretto della gestante.
Il capo è ancora proporzionalmente molto grande rispetto al corpo — il cervello si sviluppa a una velocità straordinaria e richiede molto spazio. Ecco cosa sta succedendo:
Questa settimana spesso coincide con il momento di maggiore intensità dei disturbi del primo trimestre. Il fatto che i sintomi siano forti è un segnale indiretto che il corpo sta producendo hCG in quantità elevate — ma assenza o attenuazione dei sintomi non è necessariamente un segnale di allarme. Ogni gravidanza è diversa.
Sintomi frequenti alla 7ª settimana:
Un lieve sanguinamento o spotting rosato/brunastro può verificarsi in questa fase e non è necessariamente preoccupante. Contatta subito il ginecologo o vai al pronto soccorso in caso di: sanguinamento abbondante come una mestruazione, dolore pelvico intenso (soprattutto unilaterale), dolore alla spalla, febbre superiore a 38 °C, vertigini gravi o perdita di coscienza.
Lunghezza cranio-caudale (CRL) – misura ecografica dell'embrione/feto dalla sommità del cranio alla base del coccige. È la misura più accurata per determinare l'età gestazionale nel primo trimestre e, se necessario, correggere la data presunta del parto.
Ptialismo gravidico – aumento anomalo della produzione di saliva in gravidanza, più frequente nel primo trimestre. Causato dagli estrogeni. Fastidioso ma innocuo; regredisce spontaneamente con l'avanzare della gravidanza.
Ipotensione ortostatica – calo temporaneo della pressione arteriosa al passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta, che causa capogiri o visione offuscata. Comune in gravidanza per la vasodilatazione ormonale. Rimedi: alzarsi lentamente, bere abbastanza, evitare soste prolungate in piedi.
D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità in Italia. Regola il congedo di maternità, il congedo parentale, il divieto di licenziamento e le tutele lavorative delle lavoratrici in gravidanza.
Dal momento in cui comunica la gravidanza al datore di lavoro (o non appena la gravidanza è nota), la lavoratrice è protetta dal divieto di licenziamento fino al compimento del primo anno di vita del bambino — salvo giusta causa non legata alla maternità (D.Lgs. 151/2001). Il datore di lavoro è obbligato per legge a valutare i rischi specifici per la gestante nel luogo di lavoro (D.Lgs. 81/2008) e, se presenti rischi incompatibili, a spostare la lavoratrice a mansioni equivalenti o ad anticipare il congedo prenatale. Il congedo di maternità obbligatorio è di 5 mesi (2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo, oppure 1 mese prima + 4 mesi dopo in caso di opzione flessibile), con indennità INPS pari all'80% della retribuzione.
Non tutte le tisane sono sicure in gravidanza: alcune piante medicinali contengono principi attivi con effetti uterotònici, emmenagoghi o teratogeni. Da evitare in gravidanza: salvia (contiene tuione, potenzialmente neurotossico e stimolante uterino), assenzio, achillea millefoglie, aloe vera per via orale, cascara e senna (lassativi stimolanti), rabarbaro, liquirizia in grandi quantità. Sicure o accettabili a dosi moderate: zenzero (anti-nausea), camomilla occasionalmente, melissa, finocchio in piccole quantità. La menta piperita è generalmente sicura, ma evitala in grandi quantità. Consulta sempre il tuo ginecologo o ostetrica prima di assumere qualsiasi tisana o integratore erboristico: "naturale" non equivale a "sicuro in gravidanza".
No. Come nelle settimane precedenti, l'assenza di sintomi non indica un problema. Circa il 20–30% delle donne non sperimenta nausea o altri disturbi evidenti nel primo trimestre, con gravidanze del tutto normali. I sintomi dipendono dalla sensibilità individuale agli ormoni, non dalla vitalità dell'embrione. La gravidanza viene confermata dall'ecografia (battito cardiaco, crescita dell'embrione), non dalla presenza o intensità dei sintomi. Se hai avuto un test positivo confermato, nessuna perdita ematica e nessun dolore pelvico, attendi la prima ecografia senza allarmarti per l'assenza di nausea.
Sì. Dall'inizio della gravidanza le perdite vaginali bianche, lattiginose o mucose aumentano significativamente: è la leucorrea gravidica, causata dall'aumento della vascolarizzazione cervicale e dell'attività ghiandolare indotta dagli estrogeni. È fisiologica, non ha odore sgradevole e non causa bruciore o prurito. Non richiede alcun trattamento. Se le perdite diventano giallastre, verdognole, grigie, o hanno un odore sgradevole di pesce (possibile vaginosi batterica), oppure se causano bruciore e prurito intenso (possibile candidosi), contatta il tuo ginecologo per una valutazione. Non usare lavande vaginali in gravidanza: alterano la flora protettiva.
La finestra ottimale per la prima visita ostetrica è tra la 8ª e la 10ª settimana di gravidanza. In questa visita il ginecologo o l'ostetrica: conferma l'età gestazionale con l'ecografia (misurazione LCC), documenta la vitalità fetale (battito cardiaco), raccoglie l'anamnesi completa, prescrive gli esami di primo trimestre (LEA), consegna il libretto della gestante e pianifica il percorso dei controlli successivi. Non aspettare oltre la 12ª settimana: alcuni esami di screening (bi-test 11+0–13+6, villocentesi se indicata) hanno finestre temporali strette. Se sei seguita da un consultorio familiare ASL, contatta la struttura appena hai il test positivo per inserire la prenotazione.