La 24ª settimana di gravidanza è uno dei traguardi più significativi dell'intera gravidanza. Il feto misura circa 30 cm e pesa circa 600 g. Da questa settimana è riconosciuto dalla neonatologia internazionale come il limite convenzionale della vitalità extrauterina: un neonato nato a 24 settimane in una TIN di terzo livello ha circa il 40–60% di probabilità di sopravvivenza. Inizia anche la finestra dello screening del diabete gestazionale (OGTT) — uno degli esami più importanti del secondo trimestre.
La 24ª settimana segue la 23ª settimana e si trova nel secondo trimestre. Nella 25ª settimana il feto continua ad accumulate grasso e i polmoni avanzano ulteriormente nella maturazione.
L'OGTT (Oral Glucose Tolerance Test) 75 g è lo screening standard per il diabete gestazionale. Si esegue tra la 24ª e la 28ª settimana per tutte le gestanti (incluso nei LEA, gratuito). Se hai fattori di rischio, potresti già averlo eseguito prima — ma l'OGTT tra 24 e 28 settimane va comunque ripetuto anche se il precedente era normale.
Come si esegue:
Criteri diagnostici IADPSG/OMS (adottati dalla SIGO):
È sufficiente un solo valore fuori norma per fare diagnosi di diabete gestazionale (GDM). La diagnosi non è una catastrofe: il GDM si gestisce efficacemente con dieta (primo approccio), monitoraggio glicemico domiciliare e, se necessario, insulina. Il GDM ben controllato non aumenta significativamente il rischio fetale.
In caso di diagnosi: sarai presa in carico da un team multidisciplinare (ginecologo, diabetologo/internista, dietista) nel tuo ASL o ospedale di riferimento. In Italia questo percorso è gratuito con il SSN. Le visite di controllo e la strumentazione per il monitoraggio glicemico domiciliare (glucometro, strisce reattive) sono erogabili gratuitamente dall'ASL di residenza con piano terapeutico del diabetologo.
Diabete gestazionale (GDM) – intolleranza al glucosio che insorge o viene diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza. Colpisce il 5–15% delle gravidanze in Italia (la prevalenza varia per età materna, BMI ed etnia). La causa principale è la resistenza insulinica fisiologica del secondo e terzo trimestre (indotta da HPL placentare, progesterone e cortisolo) che supera la capacità del pancreas materno di compensare con una maggiore produzione di insulina.
Corticosteroidi prenatali – betametasone o desametasone somministrati per via intramuscolare alla madre tra la 24ª e la 34ª settimana in caso di rischio imminente di parto prematuro. Accelerano la maturazione del surfactante polmonare fetale riducendo del 40–50% il rischio di sindrome da distress respiratorio neonatale. Uno dei trattamenti di neonatologia perinatale con più alto impatto sulla prognosi del prematuro.
Preeclampsia – sindrome ipertensiva specifica della gravidanza caratterizzata da ipertensione (PA ≥ 140/90 mmHg) e proteinuria dopo la 20ª settimana, o ipertensione con disfunzione d'organo in assenza di proteinuria. La causa fondamentale è un'anomalia dell'invasione trofoblastica che porta a vasocostrizione sistemica. Può evolvere in preeclampsia grave, eclampsia (convulsioni) e sindrome HELLP. È responsabile di una quota significativa della mortalità materna in Italia e nel mondo.
IADPSG (International Association of Diabetes and Pregnancy Study Groups) – organizzazione internazionale che ha definito i criteri diagnostici per il GDM attualmente più usati a livello mondiale (glicemia a digiuno ≥ 92 mg/dL, a 1h ≥ 180, a 2h ≥ 153), adottati dalla SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e dall'OMS nel 2013.
HPL (Human Placental Lactogen) – ormone prodotto dalla placenta con azione antagonista all'insulina (diabetogena). La sua concentrazione aumenta con l'età gestazionale ed è la principale causa della resistenza insulinica fisiologica del secondo e terzo trimestre. Insieme al progesterone e al cortisolo, determina il contesto ormonale in cui si sviluppa il diabete gestazionale.
L'OGTT 75 g si esegue tra la 24ª e la 28ª settimana: è incluso nei LEA e gratuito per tutte le gestanti italiane con l'esenzione per gravidanza (E00). Come prepararsi: digiuno di 8–12 ore (solo acqua consentita), evita di modificare la tua dieta nei giorni precedenti (non fare una dieta restrittiva di carboidrati prima del test — falserebbe i risultati). Come si svolge: prelievo venoso a digiuno, poi bevi una soluzione di 75 g di glucosio in 250 ml di acqua entro 5 minuti (ha un sapore molto dolce — alcune donne hanno nausea), poi prelievi a 1 ora e a 2 ore. Durante le 2 ore di attesa: stai seduta, non camminare, non mangiare, non fumare. Porta acqua e uno spuntino da mangiare subito dopo il secondo prelievo. Potresti sentirti stanca o leggermente nauseata durante l'attesa — è normale.
La preeclampsia colpisce il 2–8% delle gravidanze, con esordio tipico dopo la 20ª settimana (spesso nel terzo trimestre o nel post-partum). I segnali precoci che richiedono misurazione urgente della pressione arteriosa: gonfiore improvviso e marcato al viso, alle mani o intorno agli occhi; cefalea intensa e persistente che non cede al paracetamolo; disturbi visivi (luci lampeggianti, scotomi, annebbiamento, visione doppia); dolore al quadrante superiore destro o all'epigastrio (sotto le costole destre — dolore epatico da coinvolgimento del fegato); sensazione di malessere generale improvviso e non spiegato. Valori pressori di allarme: PA ≥ 140/90 mmHg in due misurazioni a distanza di 4–6 ore. Se noti uno di questi segnali, misura subito la pressione (in farmacia è gratuito) e contatta il ginecologo o vai al pronto soccorso ostetrico — non aspettare la visita programmata. La preeclampsia non trattata può evolvere in eclampsia (convulsioni) e sindrome HELLP.
Nel 70–80% dei casi sì — la dieta è il trattamento di prima linea ed è sufficiente. Una dieta con distribuzione controllata dei carboidrati (50–55% delle calorie, prevalentemente a basso indice glicemico) e 5–6 pasti al giorno è la base. Il monitoraggio glicemico domiciliare (glucometro + strisce reattive) permette di misurare la glicemia a digiuno e 1–2 ore dopo i pasti per verificare che i valori rientrino negli obiettivi. In caso di glicemie non controllate con la sola dieta, si aggiunge l'insulina — non farmaci orali (metformina, glibenclamide): l'insulina è la scelta raccomandata in gravidanza dalla SIGO per sicurezza ed efficacia. Il GDM ben controllato non aumenta significativamente il rischio per il bambino. Ricorda: dopo il parto il 90% delle donne con GDM torna alla glicemia normale — ma il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nei 5–10 anni successivi è elevato (circa 50%), quindi lo screening post-partum è importante.
I corticosteroidi prenatali (betametasone 12 mg IM, due dosi a 24 ore di distanza) vengono somministrati alla madre tra la 24ª e la 34ª settimana quando c'è un rischio imminente di parto prematuro. Accelerano la maturazione del surfactante polmonare fetale riducendo del 40–50% il rischio di sindrome da distress respiratorio neonatale — uno dei trattamenti perinatali con il maggiore impatto sulla prognosi del prematuro. Le indicazioni includono: contrazioni regolari prima della 34ª settimana, rottura prematura delle membrane, cervice corta con rischio imminente di parto, condizioni materne o fetali che richiedono parto prematuro urgente. Non vengono somministrati di routine nella gravidanza a basso rischio — solo quando il parto prematuro è imminente o necessario. Il trattamento è sicuro per la madre e per il feto alle dosi raccomandate.
Un gonfiore moderato alle caviglie e ai piedi verso sera, che peggiora con il caldo e con la stazione eretta prolungata, è del tutto fisiologico nel secondo e terzo trimestre. È causato dall'aumento del volume plasmatico e dalla compressione venosa dell'utero sulle vene iliache. Rimedi: sollevare i piedi quando possibile, calze a compressione graduata (classe I), camminare regolarmente, dormire con i piedi leggermente rialzati. <strong>Segnali di allarme</strong> che richiedono valutazione urgente: gonfiore improvviso e marcato al viso (soprattutto intorno agli occhi), alle mani o alle dita; gonfiore asimmetrico a una sola gamba con la gamba rossa, calda e dolorante (possibile trombosi venosa profonda); gonfiore associato a cefalea intensa, disturbi visivi o pressione elevata (possibile preeclampsia). Il gonfiore ai piedi che non scompare dopo una notte di riposo supino merita segnalazione al ginecologo.