La 40ª settimana di gravidanza è la settimana della data presunta del parto (DPP). Il feto misura circa 51 cm e pesa circa 3400 g — ma la variabilità è enorme: dai 2700 ai 4200 g è range normale. Solo il 4–5% dei bambini nasce esattamente alla DPP calcolata. La maggior parte nasce tra la 38ª e la 42ª settimana. Se sei ancora in attesa, sei nella norma.
La 40ª settimana segue la 39ª settimana e si trova nel terzo trimestre. Sulla pagina del parto trovi la guida completa al travaglio, all'analgesia e al puerperio.
Se la 40ª settimana passa senza travaglio, ecco la progressione clinica prevista dalla pratica italiana:
L'induzione del parto è il processo con cui il travaglio viene avviato artificialmente prima che inizi spontaneamente. In Italia viene proposta quando i benefici dell'anticipare il parto superano i rischi dell'attesa.
Metodi di induzione:
Cosa aspettarsi dall'induzione: l'induzione è spesso più lenta e più lunga del travaglio spontaneo, specialmente con una cervice sfavorevole. La maturazione cervicale con prostaglandine può richiedere 12–24 ore prima che il travaglio attivo inizi. È normale che l'intero processo duri 24–48 ore. L'induzione non significa necessariamente cesareo — la maggioranza si conclude con parto vaginale.
Data presunta del parto (DPP) – data calcolata come 280 giorni (40 settimane) dall'ultimo giorno dell'ultima mestruazione, secondo la regola di Nägele. Con le ecografie del primo trimestre la DPP viene corretta sulla base della lunghezza cranio-caudale (CRL) — la DPP ecografica è più accurata di quella mestruale. Solo il 4–5% dei parti avviene esattamente alla DPP.
Oligoidramnios – riduzione del volume di liquido amniotico al di sotto del 5° percentile (AFI < 5 cm o tasca massima < 2 cm). A termine può indicare compromissione placentare o post-maturità. È una delle indicazioni più comuni all'induzione del parto nelle gravidanze a termine e post-termine.
Tachicardia uterina (iperstimolazione) – più di 5 contrazioni in 10 minuti, persistente, o contrazioni di durata superiore a 2 minuti. Può ridurre la perfusione placentare e causare sofferenza fetale acuta. Gestita sospendendo o riducendo l'ossitocina, cambiando posizione materna, somministrando tocolitici (terbutalina sc) se necessario.
Amnioressi artificiale (RAM) – rottura intenzionale delle membrane amniotiche con uno strumento apposito (amniocrito o uncino di Kocher) durante la visita vaginale. Rilascia prostaglandine locali e accelera il travaglio. Viene eseguita quando la cervice è favorevole e la presentazione è impegnata. Dopo la RAM il parto deve avvenire entro 24–48 ore per ridurre il rischio di infezione (corioamnionite).
La data presunta del parto (DPP) è calcolata come 280 giorni dall'ultimo giorno dell'ultima mestruazione (regola di Nägele), corretta con la lunghezza cranio-caudale (CRL) all'ecografia del primo trimestre — che è più accurata della data mestruale. È una stima statistica, non una scadenza biologica. La distribuzione dei parti a termine è una curva a campana larga, centrata sulla 40ª settimana: circa il 50% delle donne partorisce dopo la DPP. La finestra "normale" include la 38ª–42ª settimana. Essere ancora in attesa a 40+3, 40+5 o anche 40+10 è perfettamente normale. Dopo la 41ª settimana il monitoraggio si intensifica (CTG bisettimanale + AFI) perché aumentano gradualmente i rischi di insufficienza placentare, macrosomia e liquido amniotico tinto di meconio. Segui le indicazioni del ginecologo e non saltare i controlli post-termine.
Le linee guida SIGO (aggiornamento 2022) indicano che l'induzione elettiva tra la 41+0 e la 41+3 settimana riduce il rischio di natimortalità e di liquido amniotico tinto di meconio rispetto all'attesa. Nella pratica, la maggior parte degli ospedali italiani propone l'induzione in questa finestra. Tra 40+0 e 40+6 l'induzione non è indicata di routine: visite settimanali con valutazione cervicale (Bishop), CTG e misurazione del liquido amniotico. Dalla 41ª settimana il monitoraggio diventa bisettimanale (CTG + AFI). A 42+0 (post-termine) l'induzione è raccomandata a tutte le donne che non hanno ancora partorito, poiché i rischi — natimortalità, aspirazione di meconio, macrosomia — aumentano significativamente. Puoi discutere con il ginecologo la scelta di attendere il travaglio spontaneo fino al limite raccomandato con monitoraggio intensivo, ma è una decisione da prendere insieme e con le informazioni complete sui rischi.
L'induzione si adatta allo stato della cervice (punteggio di Bishop). Con cervice sfavorevole (Bishop < 6): si inizia con la maturazione cervicale tramite prostaglandine (dinoprostone in gel vaginale o pessario a rilascio lento Propess, oppure misoprostolo vaginale ampiamente usato) oppure con il palloncino di Foley (catetere gonfiato nel canale cervicale che dilata meccanicamente la cervice, non farmacologico, indicato anche dopo un precedente cesareo). Con cervice favorevole (Bishop ≥ 6): ossitocina in infusione endovenosa continua con pompa, in dosi crescenti. L'amnioressi (rottura artificiale delle membrane) accelera il travaglio già avviato. L'intero processo può durare 24–48 ore, specialmente con cervice sfavorevole — è normale. L'induzione non equivale necessariamente a cesareo: la maggioranza si conclude con parto vaginale. Richiede ricovero ospedaliero e CTG continuo durante la somministrazione di ossitocina o dopo le prostaglandine.
L'oligoidramnios è la riduzione del volume di liquido amniotico al di sotto del 5° percentile per l'età gestazionale. Si misura con l'ecografia calcolando l'indice del liquido amniotico (AFI): un AFI < 5 cm (o tasca massima < 2 cm) a termine è indicazione all'induzione del parto. Il liquido amniotico a termine è prodotto principalmente dai reni fetali e riassorbito per deglutizione fetale. Una lieve riduzione dopo la 37ª–38ª settimana è fisiologica; valori al di sotto del 5° percentile indicano riduzione della riserva placentare o possibili anomalie del tratto urinario fetale. L'AFI viene misurato routinariamente nelle visite post-termine (bisettimanalmente dalla 41ª settimana). Un oligoidramnios isolato senza altri segni di compromissione fetale al CTG può essere gestito con induzione entro 24 ore, senza urgenza immediata di cesareo. Un oligoidramnios severo con CTG non rassicurante è un'indicazione all'intervento urgente.
Dalla 41ª settimana il rischio di alcune complicanze aumenta progressivamente: liquido amniotico tinto di meconio (il feto espelle meconio per stress fetale, con possibile aspirazione neonatale); macrosomia fetale per crescita continua; insufficienza placentare con potenziale sofferenza fetale; oligoidramnios. Il rischio di natimortalità, pur basso in valore assoluto, inizia ad aumentare oltre la 41ª settimana e cresce significativamente oltre la 42ª. Per questo il monitoraggio si intensifica: CTG due volte a settimana + misurazione ecografica del liquido amniotico (AFI) a partire dalla 41ª settimana. A 42+0 settimane (post-termine) l'induzione è raccomandata indipendentemente dalle preferenze. Attendere oltre la 42ª settimana non è sicuro: la natimortalità aumenta di 2–3 volte rispetto alla 40ª settimana. Non saltare mai un controllo post-termine, anche se ti senti bene.